Chirurgia interventistica

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La chirurgia interventistica è talvolta l’unica possibilità per salvare la vita del nostro animale.

Per qualunque tipologia di intervento chirurgico, la Prof. Dr. Castellitto ha a propria disposizione il Centro Cardiologico Veterinario, un centro di referenza nazionale per la Cardiologia Veterinaria e la Cardiochirurgia Veterinaria.

Alcuni tra i servizi offerti nel campo della cardiologia veterinaria

Pacemaker

Il Centro Cardiologico Veterinario si avvale di attrezzature all’avanguardia per l’impianto di pacemaker, che risulta essere la terapia di elezione per i soggetti affetti da bradicardia sintomatica.
Attraverso un accesso dalla vena giugulare viene posizionato nel ventricolo destro un elettrodo in grado di stimolare il cuore ad una frequenza cardiaca appropriata.
Si possono programmare i pacemaker secondo diverse funzionalità. La sigla VVI indica l’impianto di un singolo elettrodo che riesce a stimolare il muscolo cardiaco quando rileva una frequenza inferiore a 60 bpm.
Il pacemaker che viene impiantato nel nostro Centro è dotato anche di una funzione che permette di aumentare la frequenza da 60 bpm a 120 bpm quando il cane compie esercizio fisico e pertanto necessita di una frequenza cardiaca maggiore.

Cardioversione elettrica

La cardioversione elettrica è una procedura che si avvale di uno shock elettrico sincronizzato che consente il ripristino del ritmo sinusale in pazienti affetti da aritmie sopraventricolari come la fibrillazione atriale.

Correzione chirurgica PDA

La terapia del PDA consiste in un intervento chirurgico correttivo che ha come obiettivo il blocco del flusso anomalo di sangue dall’aorta al tronco polmonare.
L’intervento puo’ essere eseguito mediante toracotomia e successiva legatura del dotto, o per via transvascolare con l’utilizzo di particolari dispositivi (Amplatzer).
La tecnica chirurgica prevede l’accesso per via toracotomica a livello del IV spazio intercostale sinistro; dopo l’individuazione e l’isolamento del dotto esso viene delicatamente legato, preferibilmente con un filo di seta, in modo da ottenerne l’occlusione.
Una tecnica meno invasiva e che attualmente è eseguita con sempre maggior frequenza, è quella transvascolare; la fase preparatoria consiste nell’effettuare le misurazioni del dotto per la scelta del dispositivo adeguato mediante ecocardiografia o ecocardiografia transesofagea.
I dispositivi più comunemente utilizzati permettono l’occlusione di dotti con dimensioni che vanno da 2 a 9 mm. Viene quindi effettuato, in anestesia generale, un accesso vascolare attraverso l’arteria femorale, dove si introduce un catetere angiografico e viene iniettato del mezzo di contrasto che servirà a visualizzare il dotto.
Con l’utilizzo di un catetere, ed eventualmente sotto controllo ecografico di una sonda transesofagea, viene introdotto e rilasciato il dispositivo nella corretta posizione.
L’angiografia di controllo permette di valutare l’assenza di flusso residuo.
Grazie ai risultati ottenuti dalle due procedure sopra descritte, il Dotto Arterioso Persistente è l’unica cardiopatia congenita che può essere completamente guarita.
Per questo motivo una diagnosi precoce ha un rilievo importante sulla prognosi e l’intervento dovrebbe essere eseguito il più presto possibile.

Valvuloplastica

Per il trattamento della stenosi polmonare, la valvuloplastica è la procedura d’elezione, in caso di stenosi di tipo A, dove ad essere coinvolti nella stenosi sono principalmente i lembi valvolari fusi tra loro; si possono ottenere discreti risultati ma sicuramente meno soddisfacenti in caso di una stenosi di tipo B.
Le variabili che vengono valutate per l’indicazione alla procedura sono il gradiente pressorio, il quadro clinico ed il grado di ipertrofia ventricolare.
In casi di stenosi polmonare lieve spesso non è necessario alcun tipo di trattamento; la qualità e l’aspettativa di vita risultano essere normali.
L’intervento avviene mediante l’introduzione di un catetere con palloncino a livello di una delle vene giugulari o femorali, fino a raggiungere, sotto guida radiografica, l’anulus della valvola polmonare attraverso il quale viene posizionato.
A questo punto il palloncino viene gonfiato più volte in modo da causare la dilatazione dei lembi valvolari. L’intervento viene considerato avvenuto con successo se si ottiene una riduzione del gradiente pressorio > del 50% rispetto al valore iniziale.
Generalmente le complicanze intraoperatorie sono basse, e il trattamento preoperatorio con beta bloccanti può essere utile per prevenire le complicanze legate al ritmo e ad un’eccessiva stenosi dinamica.